Uomo democratico

Bravo in acrobatismi
con abili sofismi
so darmi e dar ragione
secondo le persone.
Dò polvere negli occhi
ai potentati sciocchi
e mai tengo nel novero
delle amicizie, il povero.
Trovo sempre un parente
o un amico influente
che mi tenga nel marsupuio
e mi faccia il semicupio.
Di meditare ostento,
come mi dice il vento,
su questo o quel giornale,
se spira maestrale
fingo pe’l “don Basilio”
d’andare in visibilio;
se in auge va la tonaca,
acquisto, per la cronaca
che fa del Vaticano,
“l’Osservator Romano”.
Così senza lavoro
ho pane di straforo
e anche il companatico
nel mondo democratico,
guadagno la merenda
e prendo la prebenda.
Di emblemi più assortiti,
dai guelfi ai ghibellini,
e quello di Mazzini,
ne ho sempre a profusione,
per tutte le occasioni,
da mettere all’occhiello,
dall’edera al martello
lo scudo e la corona
secondo l’ora buona.
M’importa proprio un fico
d’Asmara e Sebenico,
se Roma non mi cale
fo’ l’internazionale,
metto il foulard carminio
e grido all’abominio
di chiese, aziende e borsa,
abbasso i monopoli
l’acciaio ed i petroli,
via banche ed erario,
evviva il proletario.
Non più vani confini
tra Finni ed Argentini,
Inglesi ed Annamiti!
Gli uomini sian uniti
in uno stato solo,
in lode del Barolo!
Il Chianti ed il Frascati
uniscono gli stati
in blocco democratico
bevendo l’Aleatico.
Val più un doppio liscio
di Briga e Mogadiscio,
ne tira più ‘na sola
di Rodi, Nizza e Pola.

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