Leggendaria

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Tornero’ a parlare con i morti… appunti, storie, liriche, riflessioni e fotografie di un combattente.

Pietro Annese, poeta e soldato, nato a Castellana Grotte (Bari) nel 1907, capitano di artiglieria, partecipò alla campagna d’Africa dal ’40 al ’43 e visse con profonda commozione il dramma di una generazione mandata in guerra, allo sbaraglio, armata solo del proprio entusiasmo e dell’amor di Patria e condannata poi all’oblio per ragioni di opportunismo o di gretto integralismo politico.

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Ha lasciato numerose fotografie e fogli dove annotava frammentariamente, fatti, liriche, racconti. Gran parte del materiale è andato perso.

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In pieno fervore di opere di costruzione e progresso, abbiamo imbracciato il moschetto abbandonando i cantieri e i campi su cui è calato il silenzio dell’inattività. Si sono ricostituiti i reparti, unità povere di anni ma esuberanti di entusiasmo e di fede per il destino della guerra. Una lustratina ai vecchi moschetti, ai vecchi cannoni, ai pochi aerei che arrugginivano e con quello scarso armamento, si raggiunsero di slancio i confini.

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L’entusiasmo sostituiva le armi, era come un uragano e travolse le inutili sabbiose resistenze nemiche, su Masale, Gallabat, Metemna, Somaliland, Berbera, Cassala, si levò dappertutto il tricolore. Ma si rimase lì, chiusi in un cerchio, la Patria non poteva aiutarci, rifornirci, assisterci e si doveva difendere le nostre famiglie dalle offese degli indigeni e dalla fame, e provvedere con i propri mezzi di rifornimento alla difesa del territorio e del buon nome dell’Italia e delle nostre bandiere dagli attacchi sempre più consistenti del nemico.

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Troppo vasto era il cerchio, da non poterlo misurare o abbracciare con lo sguardo o la catena delle nostre braccia. Bisognava restringersi, fare massa, attaccarsi a terreni impervi e di più facile difesa e si arretrò, si abbandonarono Berbera, Cassala, Masale, Gallabat.

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