– In Cheren la 412° Brigata coloniale attaccata frontalmente dalle autoblindo della Gazzelle Force, a sud dalla 4° Divisione indiana e a tergo dalla 5° Divisione indiana fu costretta a ripiegare da CherĂą il 20/1/41
– La 4° divisione su Agordat, attaccata da forze enormi e dall’aviazione, ripiegò la notte del 31/01/41
– Il 02/01/41, dopo 12 giorni di combattimento accanito su AicotĂ e BarentĂą, ripiega la 2° divisione
– Tutti i reparti in ripiegamento con pochi mezzi recuperati, si ritirano su Cheren. Corona di monti interrotta dalla ripida gola di Dongolaas fra il M. Dologorado e M. Sanchill
– Il 01/02/41 brillano le mine nella stretta di Dongolas. Massi enormi chiudono il cerchio
– Il 02/02/41 inizia il cannoneggiamento inglese
– Comincia la battaglia di Cheren che dura 57 giorni, violenta, aspra, accanita, dalla punta Zelalè all’altopiano di Beit Gabru, sulle posizioni del Dologoradoc e del Sanchill, difeso dall’11° Rgt Granatieri di Savoia; sull’Amba c’è il Btg alpini Uork Amba e un btg. nella stretta. La 4° divisione indiana attacca la stretta, la 5° il Dologorodoc, appoggiate dai Camerons. Il sistema Dologorodoc-Falestoch-Punta Zelalè è difeso dalla seconda Brigata coloniale comandata dal generale Lorenzini e dal btg. dei Granatieri di Savoia. Gli alpini del Sanchill respingono con i CCRR del capitano Levet i furiosi attacchi dei Camerons. Le CCNN del console Gresele respingono le pressioni dei battaglioni Siks contro il Samanna. Ma dopo reiterati attacchi della 5° divisione indiana contro il Dologorodoc, il rgt. Yorkshire riesce ad arrampicarsi sulle sue pendici e dopo inutili nostri contrattacchi, il monte è occupato dalla 5° divisione indiana. Contemporaneamente si sviluppano altri violenti attacchi contro il *illeggibile*, il Sanchill e lo Zeban, ma senza esiti. Venti giorni di lotta dopo, il nemico si ferma per riorganizzarsi e potenziarsi
– Il 20/02/41 riprendono i bombardamenti e gli attacchi delle rinnovate 4° e 5° divisione indiane e della Brig’s Force. Furono bombardamenti piĂą duri e piĂą violenti di quelli del Carso
– Il 21/02/41 riprende la lotta selvaggia, dura, con gravi perdite. Dodicimila uomini armati di 120 pezzi piccoli e di vecchio tipo, su di un fronte di 60 km, contro la 4° e 5° divisione indiane, la Brig’s Force e battaglioni della Legione straniera francese
– Il 15/03/41 riprende la lotta per il possesso della stretta di Dongolaas e il Dologorodoc. Resistono i bersaglieri di Fabiani, i Granatieri di Corsi, gli Alpini di Peruselli, le brigate, il 612 coloniale di Oliveti, Ossoli, Bonelli, Giordano (caduto), Barzon e *illeggibile*
– Monte Tetri è perso e riconquistato dai CCRR del Levet. In poche ore muoiono i tre ufficiali della 2° compagnia bersaglieri che si succedono al comando. La bgt Highlanders investe la 3° compagnia CCRR, il brigadiere Basso, privo di un braccio asportatogli da una granata, colpito al ventre e ferito all’altro braccio, lancia l’ultima bomba a mano insieme al grido “Viva l’Italia! Fino a quando sono qui i carabinieri il nemico non passa”. Il nemico ha perdite gravissime subito reintegrate
– La cintura di Cheren, dallo Zelalè a M. Samanna e a M. Enpahat è investita e resiste. Resistono gli alpini del battaglione Uork Amba. Per tre volte il nemico raggiunge le nostre posizioni e vi è ricacciato
– Il 16/03/41 si perde Dologorodoc
– Il 17/03/41 Il gen. Lorenzini muore a difesa di Dongolaas
– Il 27/03/41 sotto un diluvio di granate, i nemici raggiungono M. Zeban il Falestoch e il M. Cannabai ma non trovano nessuno, le nostre truppe si sono ritirate a Teclesan a difesa di Asmara, lasciando a Cheren 1,300 caduti a cui fu data sepoltura prima di andar via
– L’esigua nostra retroguardia non poteva resistere troppo a lungo a Teclesan che fu abbandonata il 31/03/41
– Il 31/03/41 la Radio di Asmara lancia l’ultimo saluto a S.A.R il vicerè Duca di Aosta, al generale Nasi e all’ammiraglio Bonetti comandante la piazza di Massaua per il prossimo cimento. Quando viene occupata Massaua ha 70 bocche da fuoco e 2000 uomini. Sono autoaffondate 20 navi mercantili
– Il 02/04/41 il nemico intima la resa che viene respinta
– Il 03/04/41 il nemico inizia a bombardare, le nostre batterie sono neutralizzate. La lotta è terribile tra i boati dei piroscafi autoaffondati
– L’ 08/04/41 si ammaina la bandiera che viene bruciata e l’asta spezzata. I caccia, il Pantera, Tigre, Manin, Sauro, Battisti, che avevano avuto ordine di attaccare Porto Sudan e Suez sono avvistati e attaccati. Il Sauro affondato, il Manin immobilizzato, Pantera e Tigre si autoaffondano a largo di Gedda
– Amedeo d’Aosta, bianco principe del Sahara, azzurro cavaliere senza macchia dell’Amba Alagi, dove resistette per trenta giorni a 40,000 inglesi e 30,000 abissini (1300 i morti), prima di morire disse ”Ai miei soldati di terra, di mare e del cielo, compagni d’arme in tante campagne d’Italia e di Libia, ai miei camerati di prigionia ed a tutti quelli che con indomito valore mi hanno seguito in questa epopea africana, col mio addio riconoscente lascio il retaggio di portare il tricolore sulle ambe dove i nostri morti in attesa montano la guardia”
– La bandiera italiana che per ultima sventolò su Addis Abeba fu conservata dai nostri prigionieri in campo di concentramento inglese e coperta delle loro firme. La maggior parte erano di donne e furono messe nel campo di concentramento femminile di Mantera